Una metropoli del XIX secolo: la Londra neoclassica di John Nash

Posted on marzo 03, 2017, 3:12 pm
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Alla fine del Settecento Londra è la capitale del più vasto impero politico e commerciale del mondo. La città, tuttavia, non ha ancora l’aspetto monumentale di altre capitali europee, come Parigi e Vienna: mancano le scenografiche sistemazioni urbane dell’epoca barocca e anche le facciate degli edifici rappresentativi sono discrete e severe. La nobiltà inglese, infatti, è composta soprattutto da latifondisti che amano vivere nelle tenute di campagna, dove impegnano i propri capitali nella costruzione di ricchi castelli immersi in grandi parchi, accontentandosi per la loro residenza londinese di edifici generalmente sobri e poco appariscenti.

La City.
Nelle mappe dell’epoca la distinzione tra la Londra vera e propria, a Est (quella che oggi chiamiamo la City), e Westminster, a Ovest, è ancora ben evidente. Le due città si sono saldate nel corso del XVIII secolo ma hanno conservato forme e funzioni diverse. La City ospita soprattutto le residenze e le attività dei mercanti. Solo lo spazio centrale della Cattedrale di St. Paul, costruita da Christopher Wren nel 1675-1710, emerge dal minuto intrico degli isolati e delle viuzze.

Westminster.
Westminster, invece, è la sede della corte e della Chiesa anglicana. In questa parte della città l’attività edilizia è in pieno sviluppo, affidata all’iniziativa di imprenditori privati che affittano i terreni ancora inedificati di proprietà della Corona o della nobiltà e procedono poi a operazioni speculative di lottizzazione. In tal modo vengono via via tracciate nuove strade e costruiti immobili residenziali a schiera (terraces), caratterizzati da un omogeneo stile classicheggiante che conferisce all’insieme un aspetto austero. Queste lottizzazioni hanno spesso al centro una piazza con un giardino recintato, a uso esclusivo dei residenti, che contribuisce ad accrescere il valore economico degli edifici circostanti.
Ai margini occidentali di Westminster si riconosce il grande polmone verde delle tenute reali, parzialmente risistemate, a partire dal Seicento, a parchi pubblici. La più antica di queste aree verdi è St. James’s Park, che lambisce Whitehall (il centro del potere politico) e le residenze reali (l’antico St. James’s Palace e il più recente Buckingham Palace). Su St. James’s Park e sull’adiacente Green Park affacciano anche alcune delle residenze nobiliari più importanti; e proprio da qui prende avvio la più
complessa operazione di sistemazione urbanistica ottocentesca, che darà a Londra, prima ancora che alla Parigi di Haussmann, il suo monumentale boulevard.

Regent’s Park.
L’occasione si presenta quando, nel 1811, una vasta area rurale alla periferia Nord-occidentale della città, ceduta in affitto al duca di Portland, torna a disposizione della Corona. All’architetto britannico John Nash (1752-1835) viene affidato il compito di riprogettare l’intera zona (che prenderà il nome di Regent’s Park, in onore del principe reggente, il futuro re Giorgio IV) e di collegarla al lato settentrionale di St. James’s Park, espropriando e rimodellando a tal fine gran parte dei sobborghi occidentali della città. All’interno di Regent’s Park Nash prevede la realizzazione di ville isolate (delle 26 inizialmente previste ne saranno però costruite soltanto 8). Lungo la via circolare che delimita il parco dispone gruppi di residenze tipologicamente differenti in funzione della diversa destinazione sociale: a Nord-Est, case isolate in stile “pittoresco” e classico (Park Village East e West); a Est e a Ovest, classicheggianti terraces affacciati sul parco, con grandi fronti a colonne ioniche, timpani e monumentali ingressi ad arco; alle spalle dei terraces orientali, infine, schiere di case più modeste disposte intorno a piazze quadrate al cui centro sono previsti dei mercati. Modanature, cornici e cornicioni vengono realizzati molto economicamente in stucco e il trattamento delle facciate a intonaco bianco differenzia con grande risalto le costruzioni di Nash dalle tipiche architetture londinesi in mattoni a vista.

Regent’s Street.
Il collegamento di Regent’s Park con St. James’s Park (su cui si trovava anche la Carlton House, residenza del principe reggente) è un lungo percorso che, nella sua parte centrale, prende il nome di Regent’s Street. Nella progettazione di questa direttrice urbana Nash incontrò serie difficoltà: alcuni terreni di proprietà privata, infatti, avrebbero potuto essere acquistati solo a prezzi molto elevati. Nash fu perciò costretto a rinunciare a un asse rettilineo e dovette disegnare una strada ad andamento sinuoso, in modo da aggirare i terreni più difficilmente espropriabili. Proprio nella soluzione di questi snodi complessi sta la ge-
nialità di Nash e la particolare caratterizzazione di Regent’s Street, benché la maggior parte dei suoi portici (in particolare quelli
dell’ampia curva che parte da Piccadilly Circus per formare il cosiddetto Quadrant) siano poi stati demoliti.
Superato l’incrocio con Oxford Street, Regent’s Street subisce un’altra deviazione per aggirare il terreno di proprietà del conte di Langham: la strada fa qui una curva a «S», che Nash controbilancia con la piccola Chiesa di All Souls’, da lui progettata con un portico circolare e una caratteristica copertura conica. Il successivo e preesistente tratto rettilineo (Portland Place) si connette, infine, con Regent’s Park mediante due scenografici edifici porticati, che si sviluppano planimetricamente su due quarti
di cerchio (Crescent Park).

I quartieri periferici.
Parallelamente alla realizzazione di nuovi quartieri residenziali destinati a un ceto medio in costante crescita, Londra conosce, nel corso del XIX secolo, anche una diversa e ben più massiccia espansione. Questa è in prevalenza dovuta all’insediamento di una massa enorme di contadini che, abbandonate le campagne, si riversano in città richiamati dalla fortissima richiesta di manodopera da parte delle industrie localizzate sul suo territorio.
Così Londra, che già all’inizio del secolo è la prima fra le città europee a raggiungere il milione di abitanti, alla fine dell’Ottocento diventerà una metropoli in cui vivono circa sei milioni e mezzo di persone.
Inizialmente le masse lavoratrici si insediano proprio nel cuore della città: occupano le aree non interessate dalle lottizzazioni borghesi o affollano i quartieri più vecchi e degradati, i cosiddettislums, formati da tuguri malsani e spesso privi anche delle at-
trezzature igieniche fondamentali. Non esiste neppure una vera e propria rete fognaria, per cui la maggior parte dei liquami viene
scaricata direttamente nel Tamigi, con grave pregiudizio per la salute pubblica.
Contemporaneamente inizia l’edificazione di alcuni nuovi quartieri nell’immediata periferia, soprattutto nelle zone orientali e a Sud del Tamigi. Attorno alla metà del secolo, un decisivo impulso alla crescita dei centri periferici è costituito dalla progressiva messa a punto di un’efficiente rete di trasporti ferroviari. Nel 1844 Londra possiede già ben sei stazioni di testa. Le compagnie ferroviarie, da parte loro, sono obbligate a prevedere fermate ravvicinate per servire più adeguatamente i quartieri suburbani e favorire così lo spostamento dei lavoratori pendolari.
Il meccanismo di realizzazione dei nuovi quartieri operai è lo stesso di quelli borghesi: imprenditori edili privati prendono in affitto aree edificabili e procedono a lottizzazioni a scopo speculativo. In questo caso, però, poiché i clienti finali non hanno grandi possibilità economiche, i nuovi quartieri vengono realizzati al più basso costo possibile.
Ne derivano monotone distese di case basse, spesso costruite con materiali scadenti, affacciate su strade sterrate e prive non solo di giardini, ma anche di illuminazione, acquedotto e fognature.

Giunto in Gran Bretagna poco più che ventenne, Friedrich Engels descriverà dettagliatamente le tragiche condizioni abitative della classe operaia. Oltre alle rivendicazioni sociali e alle pressioni sindacali, saranno soprattutto le sempre più frequenti e disastrose epidemie a far redigere le prime importanti normative edilizie, sulle quali si baserà poi gran parte dell’organizzazione urbanistica moderna.

Dalla rete.

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