Sul Punk

Posted on Novembre 08, 2016, 8:34 pm
FavoriteLoadingAdd to favorites 4 mins

Volevano bruciare e farsi dimenticare, ma non ci sono riusciti. A quarant’anni dall’uscita di “Anarchy in Uk” dei Sex Pistols, siamo qui ancora a ragionare su cosa resta di un fenomeno che ha cambiato la musica, la moda e il costume.

Trasgressivi, estremi, distruttivi. Volevano sovvertire il sistema ma, quello stesso sistema, li ha celebrati in uno dei luoghi più istituzionali di Londra, la British Library, con una mostra “Punk 1976-1978”.
Un fenomeno marginale, ferocemente antagonista che ha coinvolto la musica, l’arte, il costume, viene preso in considerazione e analizzato dalle istituzioni che avrebbe dovuto abbattere.
La miccia è stata accesa il 4 luglio 1976: i Ramones, uno sconosciuto gruppo americano, suonarono alla Roundhouse di spalla ai più noti Flamin’ Groovies. Il loro suono velocissimo e travolgente fu una sorta di chiamata alle armi. Nel volgere di pochi mesi, moltissime punk band vennero fuori e già a settembre nella centralissima Oxford Street, il 100Club ospitò il primo festival punk con Sex Pistols, Clash, Damned, Buzzcocks, Subway Sect e altri gruppi.

Quasi in parallelo il punk esplodeva per le vie di Londra: Giacche di pelle, borchie, capelli tinti e un nuovo suono: veloce, istintivo, grezzo. Stanchi dei virtuosismi dei gruppi progressive che descrivevano mondi lontani e psichedelici così lontani dalla quotidianità, questi ragazzacci risposero con “tre accordi fusi con il potere della parola” secondo una definizione di Patti Smith. Semplicemente volevano riportare il rock’n’roll al ritmo degli esordi e dare una una colonna sonora alle loro giornate grigie. Un tentativo di riappropriarsi della musica contro le star del rock milionario e magniloquente.
La parola d’ordine è provocazione: “Non ci interessa la musica, ci interessa il caos”. Pezzi che durano in media due minuti, chitarre a tutto volume, concerti che seminano il panico mescolando rabbia, sputi e feroci invettive. Fu come lanciare una molotov in una fase economica difficile, di forte recessione, piena rabbia e frustrazione.
Qualcuno ha ipotizzato un collegamento con altri movimenti radicali del XX secolo come il dadaismo e il situazionismo. Il legame con quest’ultimo è più evidente nella metodologia di Malcom McLaren e Bernie Rhodes, manager rispettivamente dei Sex Pistols e dei Clash, capaci proprio di “costruire” delle situazioni per aumentare il clamore mediatico.
Tuttavia, bisogna ammettere che il punk fu sopratutto un’attitudine ribelle che nasceva dal basso senza alcuna pretesa ideologica: “No future” era lo slogan preferito capace di canalizzare la rabbia in un’urgenza creativa dirompente, espressa prima nella musica e poi nella grafica, la moda e l’editoria “do it yourself” delle fanzine autoprodotte.
PUNK PER BAMBINI
Un piccolo editore di Brookling, Akashic Books, nel 2015 ha pubblicato un libro divertente, intitolato “What is Punk?”. Scritto in rima e ideato dal giornalista Eric Morse e illustrato dall’artista californiana Anny Yi, che ha realizzato con la plastilina tutti i personaggi e le scene contenute nelle pagine.
Un prodotto editoriale riuscito, con lo scopo di raccontare e spiegare il Punk ai più piccoli, depurandolo di tutto quel discorso stereotipato incentrato sui concetti di strano, ridicolo e strampalato.
Una vendetta postuma contro le stupide filastrocche che ci costringevano a imparare da piccoli, un invito a crescere con un indole punk e ribelle, contro ogni rischio di “anestetizzarsi” troppo.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.