Léo Malet ovvero l’anti-Simenon

Posted on Dicembre 01, 2016, 4:49 pm
FavoriteLoadingAdd to favorites 4 mins

Léo Malet è uno dei grandi del genere poliziesco e noir francese, è da molti considerato il padre nobile. Autodidatta, rimasto orfano a quattro anni, viene allevato dal nonno. Conduce una vita inquieta, cambiando diversi mestieri: commesso, impiegato di banca, magazziniere da Hachette, operaio, lavatore di bottiglie, venditore di giornali e comparsa per alcuni film. Frequenta gli ambienti anarchici e collabora alle pubblicazioni del movimento (l’Endehors, l’Insurgé, Journal de l’Homme aux Sandales, la Revue Anarchiste). Vagabonda a Parigi e nel 1925 debutta come chansonnier al cabaret Vache énragée, qualche anno dopo nel 1931, conosce Andrè Breton e viene invitato a unirsi all’ambiente surrealista partecipando alla vita del gruppo fino al 1949, quando subisce un ridicolo processo di espulsione perché accusato di essere diventato “seguace di una pedagogia poliziesca”.

Quell’allontanamento rappresenta la sua fortuna, perché lo spinge a dedicarsi definitivamente al noir e a diffidare di certi ambienti intellettuali.

Durante il periodo difficile della guerra nel 1941, inizia a scrivere polizieschi firmandosi con svariati pseudonimi: Frank Harding, Leo Latimer, Louis Refreger, Lionel Doucet, Jean de Selneuves, John Silver Lee. In particolare con lo pseudonimo di Frank Harding crea il personaggio del reporter Johnny Métal, protagonista di una decina di romanzi gialli.

Nel 1943 pubblica 120, Rue de la Gare con cui esordisce il suo personaggio più celebre, l’investigatore privato Nestor Burma che sarà il protagonista di circa trenta storie, inclusa un’interessante “serie nella serie” intitolata I nuovi misteri di Parigi che va dal 1954 al 1959 e comprende quindici racconti, ognuno dei quali dedicato a un diverso distretto della metropoli. Siamo tra gli anni cinquanta e sessanta, periodo del grande successo del commissario Maigret creato dalla penna di Simenon.
Laddove Maigret è un uomo in ordine, un poliziotto regolare che non si scompone troppo e cerca sempre di mantenere il controllo nei gesti e nelle parole, Burma che non è uno sbirro regolare, ma il titolare dell’Agenzia investigativa Fiat Lux, è il perfetto contrario: sbuffa, sbraita, beve e fuma la pipa con nervosismo. Non mancano nei racconti di Léo Malet le punzecchiature a Simenon e al suo eroe. Nel racconto “La notte di Saint Germain des Prés”, uno dei personaggi in negativo Lebailly, legge i racconti di Maigret. In una scena, Nestor Burma descrive l’incontro col tipo: “Era contento del suo numero, soddisfatto di avermi fatto perdere tempo. Tamburellai le corna della mia pipa sul libro di Simenon: “Anche queste sono sciocchezze”, dissi. “Non abusare di questo genere di letture. Non che siano più nocive della cronaca nera, lascio questo genere di apprezzamenti ai guastafeste che hanno soppresso le case chiuse (…) Non c’è dubbio, la nostra simpatia è tutta nei confronti di Nestor Burma, perché il commissario Maigret ci sembra troppo affettato.

Significativa è anche la collaborazione con il disegnatore Jacques Tardi che illustrerà molte avventure di Burma. La versione a fumetti non altera minimamente le caratteristiche del personaggio: leggermente cinico, di buon cuore, riflessivo, con un debole per le belle donne e un personalissimo concetto di giustizia. Come giallista Léo Malet si è divertito a fracassare alibi e apparenze, svelando l’eterna natura umana, sospesa tra il gesto nobile e l’azione miserabile.

Da poco tempo l’editore Fazi ha ripubblicato quello che viene considerato il miglior romanzo del francese: Nebbia sul ponte di Tolbiac, dove ancora una volta Burma indaga sulla misteriosa morte di Abel Benoit che lo proietta nel vecchio mondo dell’anarchismo parigino.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.