L’americanizzazione di Parigi

Quarantasette artisti e intellettuali si opposero alla costruzione della Tour Eiffel,
Posted on Dicembre 03, 2016, 11:22 am
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Nel libro, “La vita errante”, Guy de Maupassant racconta il viaggio con il suo vascello verso la Liguria e lungo il Mediterraneo. Ad attrarre la mia attenzione non sono state, però, le belle descrizioni paesaggistiche, quanto l’incipit con il quale l’Autore, rivela i motivi che hanno determinato la sua fuga da Parigi. Siamo nel 1889, l’anno dell’Esposizione Universale organizzata nella capitale francese, al Campo di Marte, dal 6 maggio al 31 ottobre (oltretutto nel centenario della Rivoluzione); la città prima ancora di cadere preda della confusione causata dall’arrivo di migliaia di turisti, si disorienta circa la valutazione da dare ad un’opera appositamente voluta per la manifestazione: parliamo della costruzione della Tour Eiffel. Le definizioni usate da alcuni dei personaggi noti del mondo dell’arte lasciano trasparire la poca simpatia che accolse il progetto: “un lampadario assolutamente tragico” (Léon Bloy); “uno scheletro di torre “(Paul Verlaine); “un comignolo di fabbrica” e una “carcassa metallica” (Maupassant). Gli studi sul progetto iniziarono nel 1884, e per assemblare i circa 18.000 pezzi di metallo della struttura la sua costruzione cominciò nel 1887 e terminò 26 mesi dopo, nel 1889. Nel frattempo, quarantasette artisti e intellettuali che si opposero alla costruzione della Tour Eiffel, manifestando i propri dubbi con una lettera che apparve sui giornali il 14 febbraio 1887, consideravano la struttura come un disonore per la città. Insomma, ben prima dell’apertura di Disneyland Park del 12 aprile 1992 (a pochi chilometri dalla città), qualcuno denunciava l’ “americanizzazione di Parigi” (Huysman).

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