La Città Proibita e la cultura architettonica cinese

Posted on Novembre 18, 2016, 4:37 pm
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Quasi mille edifici disposti su un esteso rettangolo secondo regole precise: la Città Proibita è la sintesi emblematica della cultura architettonica cinese che ha influenzato tutta l’Asia orientale. Città Purpurea, Città Polare, Palazzo Imperiale sono alcune delle denominazioni di questa vastissima area di Pechino che i cinesi conoscono come Gugong, “Palazzo Antico”.

Il centro politico e cerimoniale delle dinastie imperiali cinesi che in Occidente chiamiamo “Città Proibita”, designa un complesso di edifici che coprono una superficie di 720mila metri quadrati. “Proibita” appunto, perché solo i membri della corte imperiale potevano entrarvi e nessun altro che non fosse autorizzato dall’imperatore. Siamo di fronte a un complesso monumentale dalle molteplici strutture recinte da un’alta muraglia con lo scopo non tanto di isolamento, ma di delimitazione sacrale della sede istituzionale.
La definizione più esatta della Città Proibita è da ricercarsi nel significato allegorico del suo nome completo: Zijinchen, formato da tre ideogrammi che stanno a designare il “purpureo” (zi), il “proibito” (jin) e la “città” (cheng). Il carattere purpureo rimanda principalmente alla stella polare, ovvero la “stella del purpureo mirto”, considerata il centro del mondo celeste; così come il Palazzo Imperiale è il centro del mondo terreno. Secondo una massima di Confucio: “Chi governa con la virtù è paragonabile alla stella polare, immutabile sul suo asse, ma centro di attrazione di ogni pianeta”.

Il progetto del complesso fu pianificato per riflettere i principi filosofici, religiosi del confucianesimo e del feng shui. Un insieme di simboli che si ricollegano, dove dominano i colori giallo e rosso, con due eccezioni: la biblioteca presso il palazzo della Gloria letteraria che ha piastrelle nere (colore associato con l’acqua) e la Residenza del principe ereditario che ha piastrelle verdi (associato con il legno). Le sale principali delle corti esterne e interne, sono tutte disposte in tre gruppi con riferimento al trigramma che rappresenta il Cielo. Le residenze della corte interna sono invece disposte in gruppi di sei a formare il trigramma che rappresenta la terra.

Il Feng Shui è un’antica arte geomantica. Il suo nome è composto da due ideogrammi che significano letteralmente “vento” e “acqua”, in onore ai due elementi che plasmano la terra. La presenza o meno di questi ultimi determina le caratteristiche di più o meno salubri di un particolare luogo. La pratica si basa sul presupposto che esistano direzioni più idonee per creare una struttura architettonica: il suo corretto posizionamento può influire anche sulla vita di coloro che la abiteranno.
Le strutture della Città Proibita rispettano questi principi e sono tutte rivolte a meridione, così come importante è il riferimento al numero nove. Oggi si conservano ancora 8700 stanze delle originarie 9999; il numero nove era considerato propizio: simboleggia il divino e si pronuncia allo stesso modo di “eterno”. In generale la città è disposta su tre assi verticali mentre gli edifici più importanti sono situati al centro lungo l’asse nord-sud che non è esattamente allineato, ma leggermente inclinato di poco più di due gradi. Dalla Porta Meridiana si apre una grande piazza, percorsa dal Fiume dell’Acqua d’Oro, che è possibile attraversare grazie a cinque ponti. Altri edifici particolarmente importanti sono il Palazzo della Purezza Celeste, il Palazzo dell’Unione e il Palazzo della Tranquillità Terrestre, a lungo residenze ufficiali dell’imperatore.
Così, ogni elemento architettonico segnala visivamente il proprio colore in un susseguirsi di valenze simboliche: dal purpureo dei muri al giallo delle maioliche per le tegole delle coperture su cui svettavano dragoni e fenici, dalle bianche terrazze marmoree, alle pietre grigie delle corti grandi e piccole.
Oltre le porte di accesso, si estende il labirintico quartiere della corte, gli alloggi privati di funzionari e servi, le biblioteche, le scuole, i giardini, ma anche spazi insoliti come magazzini del riso e del tè, padiglioni per i bachi da seta, chioschi per i semi di ortaggi, alberi da frutto e altri terreni coltivati.

Nel 1406 l’imperatore Yongle diede inizio alla costruzione della Città Proibita secondo uno schema di rettangoli costruiti intorno a un centro. Una leggenda narra che si sia attenuto fedelmente alla visione del Palazzo Imperiale che il suo precettore, un monaco buddista, aveva visto in sogno. Secondo le stime per 14 anni furono coinvolte circa un milione di persone nella realizzazione delle strutture.
Il rapporto che si instaurò tra la capitale e il Palazzo è molto più significativo di quanto si possa pensare: l’ideale urbanistico di Pechino prende come modello di riferimento l’antica raccolta di norme e riti (Zhouli) alla base dell’ideologia confuciana, per la quale la capitale deve comprendere al suo centro la Città Imperiale. Pechino nacque come materializzazione simbolica della sede dell’Imperatore, l’ordinatore dell’universo, e il suo fulcro era rappresentato dalla Città Imperiale, collocata giusto al centro.

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