Jack lo Squartatore. La vera storia, di Paul Begg (Utet, 2006)

Posted on febbraio 14, 2017, 3:45 pm
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La storia di un crimine può evocare attorno a se una costellazione di altre ‘storie’; non mi riferisco alle ipotesi che si possono erigere attorno alla sua genesi, ma al fatto che un crimine può essere frutto di tanti eventi, e inserito contemporaneamente in tanti contesti più o meno visibili. L’autore, per raccontare una leggenda moderna, le imprese delittuose di Jack the Ripper , ha scelto di ‘spalmarla’ sulle storie di una parte della città di Londra, l’East End, inserendo così una breve serie di delitti, che si svolgono nel giro di pochi mesi, in mille anni di sviluppo storico e sociale. Abbiamo dunque il quartiere e le sue trasformazioni: dall’eden pre e medievale sino alle speculazioni edilizie del 500/600 con le trasformazioni urbanistiche che danno vita a palazzi e palazzoni che ospiteranno per buona parte indecenti camere in affitto; inoltre, da quartiere rifugio di immigrati francesi (ugonotti) e ebrei fino al posto peggiore di Londra per povertà, sporcizia, criminalità. Abbiamo uomini che si succedono ai luoghi di comando dell’ordine pubblico, alcuni notevoli per la storie di vita e di lavoro complesse e intricate. Abbiamo fenomeni politici, quali il terrorismo irlandese, che allora si organizzava tra America e Inghilterra. Abbiamo i fermenti rivoluzionari socialisti e anarchici. Abbiamo immensi quartieri – Spitalfieds, Whitechapel – dove l’alcol la fa da padrone, la povertà da sua serva (o viceversa), la prostituzione da elemento dinamico sia sociale che economico. Abbiamo il potere della stampa, che conosceva allora una diffusione enorme e sperimentava il suo potere di condizionare gli eventi. In tutto questo, il terrore diffuso dallo Squartatore, amplificato dai giornali, indagato da politici e poliziotti, vissuto dalla popolazione, ebbe un effetto secondario di non poco conto: una spinta irresistibile alla trasformazione e all’ammodernamento di quella parte della città che, secondo alcuni, incapacità politica e insensibilità dei ricchi relegavano ad una vita bruta. Insomma, secondo George Bernard Shaw , per cambiare la fisionomia dell’East End, poterono più gli sventramenti operati dell’assassino che decenni di analisi politiche e denunce sociali.
Londra, insomma descritta nella sua miseria a parole da Dickens e in immagini da Doré, cominciava a cambiare.
Notevole la documentazione usata per la scrittura: archivi di polizia, relazioni parlamentari, corrispondenza tra investigatori, e la stampa dell’epoca. Come se si raccontasse di una sola cosa: un uomo, una storia, un quartiere, una città.

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