Is this real America?

“Non sono cattive persone, sono solo male informate e mal guidate “. ( “I segreti di Grey Mountain “ John Grisham)
Posted on Dicembre 10, 2016, 6:07 pm
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Nello studio della storia dell’ umanità ci sono aspetti che, in una prima analisi, non vengono presi in esame o, per lo meno, la discussione e la ricerca vengono indirizzate verso altre prospettive. Queste aree di “ interesse maggiore “, prevalentemente, si esauriscono trattando tematiche quali l’ economia, gli equilibri storico-politici, la cultura e talvolta la religione. In breve, nel delineare le nostre origini, la nostra evoluzione e recentemente il declino della nostra società, spesso ci dimentichiamo di un aspetto fondamentale della nostra esistenza e cioè, il rapporto uomo-spazio.

Questa epoca sempre più veloce ed ipertecnologica, che ci permette di ridurre i tempi e di ricoprire distanze, ci ha fatto dimenticare, o forse più semplicemente non vogliamo ricordare, vedere l’ importanza che abbiamo dato e che tutt’ ora continuano a dare alcune ultime ( superstiti ) culture “ cosmiche “, al connubio uomo-territorio, o più precisamente, uomo-montagna. Con ciò non si vuole criticare la lotta dell’ ecologia contro gli sbagli umani.

Fin dalla notte dei tempi, la montagna simboleggiava il sacro, l’ ascensione spirituale, il ventre della Grande Madre. Era la dimora degli dei e delle Muse. L’ uomo arrampicandosi su di essa cercava di raggiungere l’ eternità. Alle pendici della montagna, poi, si trovava l’ ingresso del Regno dei Morti e Dante nella Divina Commedia colloca il Paradiso sulla sua cima. E’ sacro il Monte Fuji in Giappone. Insomma, quando abbiamo smesso di credere alla sacralità della montagna e quando abbiamo iniziato ad attribuirle, invece, significati negativi ed averne paura?

C’ è una catena montuosa che più di tutte al mondo incarna tutto ciò che di più maligno possa esserci: i Monti Appalachi. Ma è davvero così?

E’ la più vecchia spina dorsale del Nord America. Dal Canada fino al Golfo del Messico, attraversando principalmente gli Stati Uniti, toccando stati quali Maine, New Hampshire, Vermont, Massachusetts, Connecticut, New York, Pennsylvania, Maryland, Virginia, West Virginia, Ohio, Kentucky, Tennessee, New Jersey, North Carolina, South Carolina, Georgia e Alabama, l’ Appalachia, così chiamata questa “ regione culturale “ è la terra di città come Pittsburgh, in Pennsylvania, Charleston, West Virginia, Knoxville, in Tennessee, Birmingham, Alabama ed Asheville in North Carolina. Oltre 25 milioni di persone la considerano home, con una propria articolata “ lingua “, l’ Appalachian English, per i linguisti, Pittsburghese per chi lo parla  al Nord, Ozarks, invece, al Sud, con una bandiera non ufficiale che va ben oltre i confini imposti politicamente dal governo e che, forse, unisce di più dell’ Appalachian Regional Commission, la “ Regione del Carbone “ per eccellenza degli Stati Uniti è da sempre sinonimo di isolamento, ignoranza, povertà, violenza. Nonostante gli sforzi degli studi di sociologia degli anni ’60 e ’70 per cambiare l’ opinione pubblica, queste zone sono ancora oggi abbandonate al loro destino.

Dai tempi dei primi pionieri, tra il XVIII e il XIX secolo, gli uomini che decidevano di spingersi per inoltrarsi tra i monti erano avventurieri in perfetto stile David Crockett con il tipico coonskin cap ( il cappello di pelliccia e la coda di procione ), il powder horn ( un corno che contiene la polvere da sparo ) e, naturalmente, l’ immancabile rifle, la carabina. Molti dei Appalachian si stabilirono in queste montagne proprio per isolarsi dalla civiltà e per continuare a sentire quell’ arcaico legame che unisce l’ uomo alla natura. Ovviamente, la vita lassù non fu mai facile. I pionieri dovettero fare i conti continuamente con la forza degli elementi e scontrarsi con i Cherokee, dato che le terre che avevano occupato erano le loro. La situazione degli abitanti del backcountry, così era chiamata l’ Appalachia da chi stava nelle pianure, non fece che peggiorare quando i funzionari britannici coloniali aumentarono le tasse a causa della crisi economica e della depressione dovuta all’ aumento della popolazione. Così, dalle quotidiane risse, si passò alla rivolta armata del North Carolina conosciuta come War of the Regulation o Regulator Movement (1765 – 1771 ), contro il British North America Empire. Logicamente, gli uomini di frontiera ebbero la peggio, ma fu episodio accelerante per la Rivoluzione Americana. Significativo, inoltre, fu anche l’ intervento del 1778 dei bifolchi della Pennsylvania, Virginia e Kentucky che si unirono alla campagna dell’ Illinois dell’ ufficiale George Rogers Clark ( forse fu il primo ufficiale americano a raggiungere il titolo di più alto rango ). Ma è di un altro gruppo di Appalachiani che si dovrebbe parlare, gli Overmountain Men. Il 7 ottobre 1778 avvenne la battaglia decisiva di Kings Mountain. La milizia dei Patrioti sconfisse il 71° fanteria dell’ esercito britannico comandato dal maggiore Patrick Ferguson. I rozzi pionieri scesero da ovest degli Appalachi, da qui il termine “ over “ oltre le montagne ovest, oltre il confine delle 13 colonie, asserragliando e respingendo i soldati inglesi fino a disarmarli. Finita la Rivoluzione la condizione dei frontiers non mutò. Il neo governo americano impose una tassa sul whiskey e sul bourbon, ma i produttori di alcune zone, Monongahela, nella Pennsylvania occidentale, e nell’ attuale parte centro-settentrionale della West Virginia, si rifiutarono di pagarla scatenando la Whiskey Rebellion ( 1791 ), che portò a severi controlli federali, tanto da far  spostare la produzione del famoso moonshine, “ liquore bianco “ o “ fulmine bianco “, distillato di mais,  al di là del fiume Ohio, nel Kentucky e nel Tennessee. Rancore e ruggini che durarono fino agli anni ’20 del 1900, durante tutto il Proibizionismo. Nel corso dell’ 800, poi, le tensioni tra la gente delle montagne e i più ricchi proprietari delle pianure non fecero che degenerare a causa della differenza di metodo di tassazione e di legislazione, che favorirono gli interessi industriali e commerciali di chi stava a valle e a causa della mancanza di finanziamenti statali che avrebbero potuto migliorare le condizioni degli Appalachiani . Durante la guerra civile, l’ Appalachia subì un ulteriore colpo, animali dei pascoli depredati ed uccisi, aziende agricole saccheggiate e distrutte, misero in ginocchio l’ economia di queste zone e di certo le scorribande ( impunite dal governo “ per questioni di priorità “ occupato altrove ) dei bushwhackers,  “ banditi senza scrupoli “, gravarono sulla situazione, tanto da far germogliare il seme della diffidenza verso l’ estraneo e ,non solo, prese sempre più posto nell’ animo degli ormai abbandonati abitanti delle montagne un risentimento indelebile verso le istituzioni. Se non fosse stato per il boom economico dei primi del ‘900, l’ Appalachia non si sarebbe mai più risollevata. Ripresa dovuta allo sfruttamento delle miniere di carbone, all’ estrazione di ferro, alla lavorazione dell’ acciaio, alla sempre più crescente richiesta di legname che fecero nascere segherie nel Nord, raggiunto, in parte, dalla ferrovia, riuscendo, grazie a questo trasporto, a consegnare in tutto il Paese questi beni diventati sempre più preziosi. Ma l’ insaziabile domanda di legname portò ad una rapida distruzione delle foreste del Sud, che portò a sua volta alla perdita del posto di lavoro di molti uomini. Il Congresso intervenne nel 1911, grazie ad un gruppo di ambientalisti,  con una legislatura che comportava il controllo della raccolta del legname e la creazione di nuove foreste e negli anni ’30 Benton MacKaye del Connecticut  guidò il movimento per costruire il percorso Appalachian Trail, 2.175 miglia (3.500 km), che si estende dalla Georgia al Maine. Negli anni ‘50 l’ arretratezza, però, delle tecniche agricole di queste terre e la meccanizzazione introdotta nelle miniere, fece perdere il lavoro ed impoverire sempre più la gente. Sebbene negli anni ’60 si è cercato di intervenire costituendo l’ Appalachian Regional Commission, per sconfiggere i problemi economici e sociali, gli sforzi non sembrano più di tanto ottenere risultati.  Nel 2010, 82 contee sono ancora definite “ in difficoltà “, anche a causa della chiusura di alcuni stabilimenti dove si lavorava l’ acciaio, ora importato dalla Cina . Molto spesso i fondi stanziati dal governo non vengono versate nelle casse degli Appalachian. Per quanto riguarda l’ istruzione, non si è mai investito nelle scuole e rispetto al resto della nazione sono rimasti indietro, tanto che per i bambini c’ è un’ unica educazione,  un insegnamento retrogado-cristiano anacronistico:  molte famiglie, ad esempio,  non possiedono nemmeno il telefono.  Insomma, a questo punto, non possiamo che chiederci quale sentimento dovrebbero provare, o quale comportamento dovrebbero avere gli Appalachian con il resto dei loro connazionali se non quello di diffidenza, sospetto e sfiducia? Quando l’ America ha avuto bisogno di loro, loro ci sono stati, ma l’ America per loro dove è? Forse possiamo definirli i primi “ ingannati e traditi “ della storia americana? Forse per l’ America è più facile isolare, limitare, confinare chi non riesce a stare al passo? I clan, i feudi nati in queste montagne sono l’ unica forma di organizzazione, a volte di “ protezione “, che le molte persone conoscono , rispettano, hanno.  Nell’ immaginario comune di molti altri Americani, gli Appalachian restano ancora “ persone non gradite “, ignoranti, dediti all’ alcol e alle droghe, qui infatti tra i boschi in catapecchie di legno dove prima si produceva whiskey ora si preparano anfetamine, per alcuni unica fonte di sostentamento. Per altri Americani , invece, sono i bifolchi che hanno inventato il benjo, l’ Appalachian dulcimer e la musica folk, una magra consolazione.

 

 

Fonti:

Museum of Appalachia, Tennesse

Appalachian State University, Boone, North Carolina

John Alexander Williams, “ Appalachia: A History “  University of North Carolina

Encyclopedia of Appalachia, University of Tennessee

“Census Population Change, 2000–2010”. Appalachian Regional Commission. Retrieved August 9, 2013.

 

Film:

Un gelido inverno

Il fuoco della vendetta

Il cacciatore

 

Romanzi:

Ritorno a Cold Mountain, Charles Frazier

I segreti di Grey Mountain, John Grisham

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