Intervista ad Antonello Cresti: Solchi Sperimentali Italia – The Movie

Posted on febbraio 10, 2017, 9:13 pm
9 mins

Ringraziamo Cresti non solo per il tempo, ma per averci rivelato aspetti più ‘intimi’ di questa sua nuova avventura culturale. In verità avevo conosciuto Cresti a Salerno, avendolo invitato a presentare un suo libro, e la serata si concluse con reciproca soddisfazione
Un grazie a Davide Gonzaga cha ha accettato l’invito a comporre e realizzare l’intervista con Cresti.
Pietro Carini.

(Foto testata articolo, Antonello Cresti, fotografato da O’Florenz)

Dopo il successo editoriale di Solchi Sperimentali (2014) e di Solchi Sperimentali Italia (2015), contrassegnato da incontri, presentazioni, concerti, interviste, lezioni magistrali universitarie, interventi radiofonici e tanto altro ancora, è di questi giorni la conclusione delle riprese del lungometraggio Solchi Sperimentali Italia – The movie, per la regia di Francesco Paladino.
Protagonista del film Antonello Cresti: giornalista, scrittore e musicista, questa volta alle prese con la prima produzione cinematografica.

Vuoi raccontarci, Antonello, come è venuta in mente a te (che sei attore protagonista, ideatore e scrittore della intera operazione) e all’artista multimediale Francesco Paladino l’idea di fare un film?

  • Con Paladino ci frequentiamo amichevolmente da circa due anni e siamo accomunati dall’attitudine di voler tentare ogni strada creativa possibile, cosa che sin da subito ci ha fatto pensare che una collaborazione fosse auspicabile. Per diversi mesi abbiamo segretamente progettato un documentario che stava per andare in porto, ma poi non ha ricevuto il sostegno finanziario necessario… E’ qui che Paladino se ne è uscito con l’idea di far diventare il mio libro un progetto audiovisivo. Ho raccolto la sfida ed abbiamo immediatamente convenuto che fare un documentario non ci interessava. Volevamo, per utilizzare la terminologia del mio libro, utilizzare strumenti “altri”, sperimentare anche noi. Fare un progetto sulla musica di ricerca in maniera tradizionale ci sarebbe parso un inganno!

Come si situa, dunque, il contesto narrativo filmico nella cornice del libro Solchi Sperimentali Italia?

  • Questa è stata la grande sfida del progetto. Chi ha letto il mio libro infatti sa benissimo che nulla ha a che vedere con la narrativa (per ovvie ragioni). Si trattava quindi di trovare un pretesto che partisse dalla realtà, che la trasfigurasse e che, in definitiva, fosse utile per portare la parte documentativa del film al di fuori dei circuiti interni. Ci abbiamo pensato un po’ su e, intrecciando intrecciando, crediamo di aver elaborato un prodotto profondamente surreale eppure fortemente radicato nella realtà.

Le idee, però, non camminano da sole, specie se si parla di una operazione cinematografica: hai optato, dunque, per il crowdfunding e il successo è stato, forse, al di là delle tue aspettative.

  • Quella del crowdfunding è stata una esperienza interessante, poiché mai mi ero approcciato a tale strumento. Abbiamo sempre confidato nel successo, ma non ci immaginavamo una affermazione di tali proporzioni. Il dato più incredibile, a mio avviso, è quello relativo alla copie del DVD effettivamente prenotate. Secondo gli ultimi conteggi siamo a quota 525, una cifra enorme, soprattutto per un progetto supportato totalmente a scatola chiusa e solo attraverso una campagna di crowdfunding.

C’è, dunque, un pubblico potenziale che se opportunamente sollecitato risponde e non si accontenta delle solite produzioni paludate e il crowdfunding può, a ragione, inserirsi nelle intercapedini di un sistema di mercato sempre più bloccato e omologato?

  • Quello che posso ipotizzare è che, in barba alla società del numero, in cui tutto è spersonalizzato e reso merce, a molte persone, che sono poi quelle sulla quali si può davvero fare affidamento, piaccia sentirsi coinvolti, protagonisti. Credo che questo sia stato il valore aggiunto della nostra campagna.

Hai condiviso, fin da subito, con il regista Paladino, vulcanico artista multimediale attivo da anni sulla scena artistica con produzioni musicali di sicuro interesse (si definisce un “non musicista” alla stregua di Brian Eno con i Roxy Music per le sue produzioni a cavallo tra krautrock, elettronica e new wave), il senso di questo progetto.
Come è nata questa collaborazione e come si è sviluppata?

  • Sugli antefatti ti ho già detto. Sul processo creativo posso dirti che in principio io proposi a Paladino di ispirarci a “Give my regards to Broad Street”, sfortunato B-movie di Paul McCartney. Lo scheletro narrativo è in effetti simile. Su questo poi abbiamo innestato tanta visionarietà, con riferimenti che, per quanto mi riguarda, vanno da Lynch, a Von Trier a Jarman. Per certi versi si tratta di cinema di avanguardia, ma era essenziale per noi non smarrire mai il senso autoironico, persino caricaturale dell’intera faccenda. Per questo non esito a riconoscere tra i nostri ispiratori anche Mel Brooks e i Monty Python.

Parlaci adesso un po’ del film senza svelarci troppo per non rovinare l’effetto sorpresa.

  • Una mattina un critico musicale (il sottoscritto) scompare, senza lasciare tracce. Inizia una forsennata ricerca, che coinvolgerà anche una stralunata coppia di investigatori. Si scoprirà che il critico è stato rapito da una sorta di laboratorio scientifico che ritiene di poter da egli strappare importanti segreti. Il film è a lieto fine, ma ci saranno molti intrecci prima di arrivare alla conclusione, in un continuo mix di reale e finzione. E con le musiche e le immagini dei protagonisti della nostra scena sperimentale sempre presenti durante tutto il percorso.

Come ogni film che si rispetti, nonostante la vicenda ruoti attorno alla tua figura, ci sono altri personaggi nel cast: ce ne vuoi parlare?

  • Io, la mia ragazza Angela e Paladino interpretiamo noi stessi. Poi ci sarà lo scienziato pazzo-boia (Davide Gonzaga), i due “gastroinvestigatori” (Camillo e Giulia Giacoboni) e altre tre presenze attoriali apparentemente minori. Inoltre una serie di gustosi camei di vari personaggi del mondo della cultura, dello spettacolo, della politica…

Le sorprese di Solchi Sperimentali Italia – The Movie non finiscono, perché assieme al film l’acquirente si troverà un secondo dvd, una sorta di enciclopedia sullo stato dell’arte della musica sperimentale italiana del nostro tempo e non solo.
Un lavoro di ricerca mastodontico da consultare, guardare e riguardare senza seguire per forza un filo logico, ma facendosi guidare da sollecitazioni, curiosità e coincidenze nel formidabile mondo della creatività musicale italiana.
Cosa contiene questo scrigno?

  • Il secondo DVD, che vedrà la cura tecnica di Luigi Maria Mennella, che curerà anche l’artwork di tutto il DVD, conterrà le versioni estese di tutti i filmati che gli artisti ci hanno inviato. Sarà possibile soffermarsi con la giusta attenzione su di esse, dopo essere stati solleticati dai flash contenuti nel film.

Una volta terminato il montaggio e la produzione il film dovrà cominciare a girare: come hai pensato di impostare il lavoro di distribuzione?

  • Lo scopo del flm è portare la nostra musica d’arte al di fuori dei circuiti un po’ asfittici e autoreferenziali in cui essa è stata relegata. Talvolta ingiustamente. Talvolta per colpa di pose e atteggiamenti incapacitanti che il mondo underground troppo spesso adotta. Ci saranno eventi speciali, magari con musica live e la nostra presenza. Poi parteciperemo a festival in giro per il Mondo e infine vaglieremo anche un progetto per entrare nelle sale cinematografiche di tutta Italia. Ne avremo per quasi due anni, ad occhio e croce…

 

Presentazione a Salerno del libro di Cresti, “Come to The Sabbat”.

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