Intervista a Pratt (1983)

Posted on novembre 08, 2016, 8:29 pm
7 mins

Pratt e Corto Maltese, in una intervista del 1983
• Pratt, dopo tanti anni, che valore ha per te il fumetto?
Quando ho cominciato a pensare al fumetto, all’inizio della mia carriera, mi entusiasmava qualsiasi cosa che riguardasse il disegno, il racconto attraverso immagini, l’apporto del dialogo e della scrittura su un fumetto. Praticamente sono cresciuto con il fumetto, perché ai miei tempi il fumetto era una possibilità di svago non indifferente.
• Nelle tue storie ci sono dei luoghi geografici importanti e tu hai la fama di giramondo incallito. Si dice che per te sia difficile fermarti in un luogo per più di pochi giorni. Qual è il luogo più magico che hai conosciuto?
Uno dei posti più magici, forse il più magico per la mia fantasia, per il mio mondo e per la mia educazione occidentale, è sicuramente l’Irlanda. Attraverso i racconti più moderni, le poesie di Yeats, i racconti di James Joyce che parlano di questo mondo irlandese fantastico, fatto di piccoli uomini verdi, di folletti e di pietre che parlano… Tutto nel mondo celtico diventa attivo: le pietre raccontano, i cieli raccontano, le erbe, gli animali… tutto diventa importante. Allora sono andato in Irlanda per ritrovare queste cose. Queste sono le rupi di Cliff : qui non si parla più, non c’è più niente da dire, si guarda solamente… Cliff è un punto di ritorno. qui si ritorna sempre.
• Il viaggio di Corto Maltese è iniziato da qui?
No, è iniziato da Dublino, ma direi che qui a Mór è venuto tre volte… Devo investigare al riguardo. La magia la ritrovi anche qui: questo è un luogo dove venivano a riunirsi moltissimi artisti e scrittori di quell’epoca, tra i quali logicamente c’era anche Yeats. Loro venivano qui, ospiti di una certa Lady Gregory. Su questo albero ci sono molte firme, per esempio quella di Bernard Shaw… ovviamente quella di lady Gregory e di suo figlio aviatore, morto durante la prima guerra mondiale in Italia. Lo chiamano l’albero delle firme.
• Corto Maltese è passato anche da questi luoghi allora?
Ma sì, come quella volta in Concerto in o’ minore per arpa e nitroglicerina. Non so se sia stato anche lui ospite di Lady Gregory, ma per certo era amico di suo figlio, così come lo era anche Yeats. Questo rapporto continuo di Corto Maltese con la magia, con la fantasia, con l’avventura, con la realtà, con tutti questi personaggi, gnomi e folletti che incontra qui in Irlanda… Che cosa significa fondamentalmente? Io penso che la fantasia sia un fatto importante, la fantasia è sempre qualcosa di dorato… per andare via anche dal mondo grigio, in cui si deve sempre discutere. Io preferisco l’Irlanda e la fantasia… Anche se oggi qui è grigio, ma di solito può essere pieno di sole e di verde. Però la fantasia irlandese è dorata… Mi ci diverto io in queste cose, amico, mi ci diverto.
• Nel tuo peregrinare attraverso l’Irlanda, alla ricerca dei luoghi e delle vie percorse da Corto Maltese, a un certo punto sei voluto venire qui, al cimitero dove è seppellito Yeats, che è un posto un po’ sinistro, pieno di corvi e croci celtiche…
Per me non è tanto sinistro, forse perché io sono un po’ crepuscolare. Poi il corvo è un animale che mi piace molto.
• Anche questa è una parte essenziale di un percorso magico?
C’è un fatto importante con Yeats: lui ha scritto un libro che si chiama La rosa alchemica. Il libro parla di un personaggio che viveva a Parigi, un uomo che si trovava in una situazione un po’ strana con un alchimista; oggi nello stesso numero civico della stessa rue Pelletiers a Parigi si trova una tipografia tenuta da un ebreo; l’alchimista del libro era ebreo come il tipografo, e in quella tipografia è stato stampato per la prima volta in Francia Corto Maltese.
• Che importanza ha l’isola di Ibis Trees per il tuo lavoro e la tua ricerca, Hugo?
Ma sai che non l’ho mai capito neanch’io. Dev’essere sempre per il fatto che anche qui c’è una poesia di questo poeta che mi ispira sempre. Questo secondo me è un posto molto bello.
• Che rapporto hai con Corto Maltese?
Non sono ancora arrivato al punto di avere un rapporto di odio e amore con lui; è un rapporto di grande cordialità e di simpatia. A questo punto della mia vita io mi trovo che sono obbligato a stare sempre con Corto Maltese, perché vengo qui in Irlanda all’università Trinity college e ci sei tu che mi chiedi: “Ma Corto Maltese che cosa fa?” E mi ritrovo a disegnare Corto Maltese. Ma sì, in finale, ho questo rapporto… Vengo qui e c’è Corto Maltese, vado in Dancalia e c’è Corto Maltese, vado a Venezia… Dovunque vado c’è lui e ormai non posso far altro che fare Corto Maltese.
• Perché a un certo punto della tua vita artistica hai scelto di fare delle cose importanti a fumetti, che sono un po’ una sintesi di arte, di scrittura e anche di cinema?
Per darti una risposta forse un po’ banale: perché vivendo a Venezia, dove non c’era la possibilità del cinema, mi sono dedicato alle cose che mi erano più vicine. Venezia è una città d’arte che ti fa pensare, ti fa andare in giro, ti fa camminare. In quel caso io non avevo, come per esempio a Roma, Cinecittà; ma avevo i canali e una città bellissima che alimentava la mia fantasia.

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