Il Tenente. La fine dell’Europa secondo R. Hubbard

Il Tenente, un eroe fantascientifico post-moderno, forgiato dalla guerra e nella guerra.
Posted on giugno 23, 2017, 10:18 am
5 mins

Il Tenente, protagonista dell’omonimo romanzo di Ron Hubbard, pubblicato negli Stati Uniti nel 1939 col titolo Final Blackout e conosciuto in Italia anche come L’ultimo vessillo, è un eroe fantascientifico post-moderno nel senso più reale e concreto dell’espressione.

Hubbard descrive la storia, ‘epica’, in cui si muove il Tenente, immersa in lucide quanto oscure visioni di un futuro decadente e disastrato, dove rimane ben poco di scientifico e di moderno. E’ la raffigurazione, infatti, di un’Europa gettata in un conflitto ormai perenne, una alternativa e distopica seconda guerra mondiale, dove la tecnologia è diventata oramai inutile e superata. Un contesto in cui il processo di distruzione ha superato il limite ‘biologico’ della possibilità di trasformarsi in rinascita, e quindi non esistono più organizzazioni civili né industrie. Ma la guerra continua, e diventa ormai una questione di vita o di morte per il Tenente e la sua Quarta Brigata. L’unica forma di civiltà, oltre a piccole comunità di sopravvissuti, sono infatti le poche compagini militari, sopravvissute come forma ‘ontologica’ e residuale di un ‘ordine’ costituito.

Final-Blackout

Il Tenente di R. Hubbard

E’ in questo panorama che si staglia il Tenente, forgiato, letteralmente si può dire, nella guerra e dalla guerra. Hubbard riprende la figura classica del ‘capo’ e vi aggiunge un pò del carattere rivoluzionario del ribelle, molta generosità e spirito di gruppo, una abbondante dose di intuizione strategica e politica, e ovviamente infinito spirito di sacrificio verso la sua gente e verso la sua ‘identità’ etica e ideale. E’ per tutte queste caratteristiche che la sua Quarta Brigata gli è devota, fino ad averne un rispetto quasi religioso. Una squadra cui il Tenente sa benissimo di non dover far mai mancare, in un modo o in un altro, cibo e azione, gli alimenti necessari in egual misura allo spirito umano per sopravvivere al tramonto della storia.

Il Tenente e i suoi uomini, nelle prime pagine, si muovono in un lento vagabondare fra i boschi e le rovine della civiltà europea, fino all’ordine di tornare all’ultimo centro di comando inglese ancora esistente sul continente. Ma in un tempo in cui il potere logora chi è già logorato, anche il codice morale militare è stato seppellito dal tempo e dalla codardia, e i protagonisti dovranno compiere le scelte decisive che decideranno il loro destino prossimo venturo. La ribellione, il ritorno sul decrepito suolo inglese e il tentativo di ricostruzione di una madrepatra, saranno da quel momento l’unico scopo che il Tenente  e i suoi fedeli sceglieranno per dare un senso alla loro continua guerra e al loro essere necessari al popolo e alla sua terra.

[…] Il Tenente si irrigidì. “Il suo proposito è molto chiaro. Visto che non riesce a fare affari con noi, lei si è preparato a installare, se necessario con la forza, un goveno che le lasci libertà d’accesso.”
“Affermazione piuttosto cruda,” fece Frisman. “Ma forse è vicina alla verità. Non possiamo permettere l’abuso su una popolazione…”
“Per favore, non indori la pillola con sentimenti umanitari,” fece il Tenente. “Suona molto male in bocca a lei. Lei vuole questo paese […]”

Fin qui le gesta di questo personaggio e della sua brigata e la narrazione di questi eventi, scivolano abbastanza piacevolmente in un lettura stimolante e veloce, ma il momento in cui il romanzo diventa davvero interessante, da un punto di vista extra-letterario, è la descrizione che il Tenente rende del tentativo di colonizzazione americano mascherato da altruismo umanitario, della nuova Inghilterra che lui e i suoi uomini hanno costruito. Hubbard, in qualche modo, dà l’idea di conoscere molto bene alcune caratteristiche reali dell’imperialismo statunitense (quello vero)…

Riuscirà il nostro eroe, con un escamotage, a salvare l’Inghilterra, il suo popolo e se stesso? Forse purtroppo dovrà sacrificare qualcuna di queste, ma il suo vessillo continuerà per sempre, a sbandierare per la sua gente.

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