Pracca è un nostro amico e corrispondente, e lettore che approfitta delle nostre proposte librarie da più di dieci anni. Ho sempre pensato a lui come ad un “cercatore”, ma mai come stavolta il suo è proprio un trovamento magico, si potrebbe dire proprio uno scoop, da cercatore che guarda contemporaneamente in vari mondi, Pratt, Maltese, il Celtismo, la Bretagna. Vi invito a ricercare nel blog anche gli altri suoi scritti, tutti interessanti.

 

La Forêt de Paimpont, negli anni settanta, non era ancora conosciuta meta turistica; soltanto i cultori di celtismo ed esoterismo erano soliti raggiungerla e tra questi vi era Hugo Pratt. E’ qui, che nei fine settimana, come ricorda la figlia Silvina, soggiornava per godere delle atmosfere e delle suggestioni di quel luogo incantato e, sempre durante quei soggiorni, pensò ed ideò l’avventura di Corto Maltese ispirata al ciclo arturiano. Non è difficile immaginare come la fervida fantasia di Hugo si sia lasciata guidare da quei luoghi senza tempo, patrie di leggende ed antiche tradizioni. E’ infatti quello che ancora oggi si prova giungendo a Paimpont piccolo borgo in pietra e capitale della Foresta di Broceliande a circa 40 km da Rennes. La tappa obbligata è la birreria Le Brecilièn di Madame e Monsieur Hervè che da più di cinquant’anni offrono a generazioni di bretoni le loro birre d’autore. Quando si varca la soglia del locale si è avvolti da una atmosfera familiare e dopo i primi giri di birra è bello cullarsi tra ricordi e ricami di leggenda proprio come era solito fare il buon Pratt. I signori Hervè si ricordano ancora del padre di Corto Maltese e la loro memoria va a quando, nei primi anni settanta, arrivava in foresta a bordo della sua Ford Capri color aragosta. A quei tempi di turisti neanche l’ombra, né esistevano guide ufficiali del luogo per cui la ricerca della Tomba di Merlino, della Fonte di Barenton e della Valle senza ritorno facevano parte di una logica iniziatica e non commerciale come invece avviene da qualche anno a questa parte. Accompagnato dalla moglie e dalla figlia Silvina, Pratt faceva tappa presso Le Brecilièn prima di immergersi per giorni nei silenzi del Manoir du Tertre, vecchio edificio e meta, da tutta Europa, di studiosi di esoterismo. E’ grazie alle suggestioni del luogo che Hugo rileggerà la saga della Tavola Rotonda che gli ispirerà le avventure Celtiche del suo leggendario personaggio. Da madame Hervè vengo poi a sapere di un regalo lasciato da Pratt al Manoir du Terte. Si tratta di due preziose tavole disegnate a carboncino: una su un tramezzo del piano terra raffigura Viviana, l’altra su una parete della stanza al secondo piano dell’edificio raffigura Corto Maltese con sotto la scritta –“sono stato benissimo in questo luogo incantato”-. Questi disegni sono stati conservati con cura dai diversi proprietari del maniero che si sono succeduti negli anni e sono ancora lì a far bella mostra di sé conservati in ottimo stato. Il Maniero insiste su un poggio nella regione Le Cannèe ed è ora un raffinato resort con stanze tematiche ispirate alle avventure di Corto Maltese, ma in passato è stato un centro teosofico di grande importanza. Solo fino a dodici anni fa, durante equinozi e solstizi, ospitava esoteristi da ogni parte di Francia e d’Europa e non era insolito, durante le visite, fare incontri con personaggi singolari che parevano usciti da qualche romanzo di genere, giunti fino a lì nella speranza di contattare l’eminenza astrale del druido Saint Judikael che la tradizione vuole fondatore dell’ Abbazia di Paimpont e custode della medicina sottile celtica. Dalle finestre del Manoir la vista spazia su gran parte dei settemila ettari di foresta e si ha l’impressione che le leggende di questi luoghi siano cosa viva, pulsante. Ecco allora che un albero non è solo un albero e la pioggia che durante il giorno cade sottile diventa una sorta di benedizione, un lavacro magico sotto il quale è bello camminare in silenzio. Il primo pensiero che salta alla mente visitando la foresta è che Pratt non avrebbe potuto scegliere luogo migliore per riposare e pensare alle storie del suo celebre personaggio.  Broceliande, infatti, rappresentala la possibilità di entrare in contatto con un caleidoscopio di suggestioni e rappresentazioni simboliche che rapiscono e ci pongono in contatto con quello che gli antropologi chiamano “genius loci”. Storie che toccano l’animo nel profondo rendendo giustizia al nostro desiderio infantile di stupore. Esistono luoghi poi, ed il Manoir du Tertre è uno di questi, nei quali si avverte una permeabilità tra mito e vita reale che ci sottrae alle regole tiranniche della ragione per causas, una spirale cosmica, un labirinto simbolico dal quale sembra poter partire la ricerca di una illuminazione interiore. Ecco allora che, come Hugo Pratt, veniamo presi dal mistero di questa dimora e dalla storia del suo nume tutelare, la medium e profetessa druidica Geneviève Zaepffel, amante di un giovane pilota della Wehrmacht durante l’occupazione nazista, ed accusata ingiustamente di collaborazionismo dopo la fine della guerra; allo stesso modo siamo trasportati nella leggenda del Castello di Trécesson e della sua Dama Bianca ricordandoci che in un’avventura di Corto compare un tale luogotenente di Trécesson; e non dimentichiamo la chiesa di Trèhorenteuc sul cui portico è dipinta la frase – “la porta è dentro” – monito ad ogni ricercatore spirituale. E così grazie a questa insolita osmosi tra reale e fantastico scriviamo, tracciamo la nostra carta geografica di un altrove che per tutta la nostra permanenza non apparirà più tale. Una cosa è certa: a Broceliande, come sosteneva il filosofo argentino Macedonio Fernandez, la realtà gode di una deliziosa instabilità che ci consente continui sconfinamenti nei regni del mito che, come direbbe Corto Maltese, è la sola cosa concreta.

Bibliografia di riferimento: Silvina Pratt, Con Hugo, Marsilio Editore, Venezia, 2008. Marco Steiner, Celtiche: osmosi di sogno e realtà, in Corto Maltese di Hugo Pratt, Rizzoli Milano, 2009.

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