Gli eterni simboli delle società pre-diluviane. Conversazione con Marco Zagni

Posted on Gennaio 18, 2017, 5:19 pm
FavoriteLoadingAdd to favorites 12 mins

Quello che colpisce a guardare libri e pubblicazioni sui paesi andini, è la sovrabbondanza dei simboli, tanto che ci si perde. Volevo chiederti Marco, di mettere un po’ di ordine, si potrebbe seguire questa traccia e suddividere i simboli in queste categorie: 1) animali, ad esempio puma, pappagalli, serpenti… 2)antidiluviani, riferimenti a precedenti civiltà, come labirinti, spirali, croci… 3) simboli che fanno pensare a visitatori dal cosmo, cioè navicelle, tute, caschi… e poi riti, misteri….
Puoi aiutarci a comprendere? Grazie per la pazienza.

Intanto volevo mettere un minimo di ordine su determinati concetti: personalmente io non sono tanto un seguace degli “Antichi Astronauti”, come si dice di questi tempi (anche se non escludo affatto questa possibilità), quanto un fautore delle ricerche di civiltà precedenti che, anche di molto, possono averci preceduto (come Atlantide, per esempio, o Mu nel Pacifico). Di questo ormai sono abbastanza sicuro,visti gli innumerevoli indizi presenti in varie parti del mondo (io le chiamerei certezze ormai, dopo le recenti scoperte in Turchia per opera di archeologi tedeschi a partire dal 1996), non certo solo in America…Ma per questa teoria rimando ovviamente ai saggi di Graham Hancock…che tutti conoscono (uno si tutti, Impronte degli Dei, ed. Corbaccio, Milano). Devo comunque dire che, per aver sorvolato la zona di Nasca in Perù (1996), si rimane stupefatti nel vedere da migliaia di metri dall’alto, linee precisissime lunghe decine di chilometri, che passano addirittura sopra le montagne in modo perfetto, e simboli i più strani e diversi, tra cui un’immagine di un umanoide con una testa abnorme, che fa molto pensare a un “intervento esterno”. Questo è innegabile…

Veniamo piuttosto ai Paesi Andini e ai loro simboli…Tra le altre cose uscirà presto un mio articolo sulla rivista Fenix dove accenno e presento per la prima volta foto di simbologia preincaica scolpita sulla roccia (per gran parte spiraliforme), scoperte trovate nella zona della Valle Lacco a Nord di Cusco, una zona totalmente sconosciuta agli stessi archeologi e archeoastronomi, come ho potuto verificare recentemente. In questa spedizione ero stato accompagnato, è giusto dirlo, dall’amico medico ed esploratore Roberto de Leo, siciliano, e quattro guide peruviane.

Ovviamente al momento darò solo dei brevi accenni, con un rimando piuttosto a dare un’occhiata alla bibliografia a fine di queste mie risposte.

Per quanto riguarda i Paesi andini e i simboli degli animali i più importanti sono:

Il Condor/Aquila;

Il Puma/Giaguaro;

Il serpente/Anaconda.

Sale subito alla mente la ripartizione Cielo/Terra/Profondità rispetto a questi animali (Condor/Cielo, Puma/Terra,Anaconda/sotterraneo-acquatico).

Ci tengo a precisare una cosa: non sono mai stato partecipe con chi dice o sostiene: questo è un simbolo positivo, questo negativo per gli uomini ecc .ecc. Sono interpretazioni che risentono fortemente della nostra cultura Occidentale ed europea, che mal si presta a capire profondamente queste simbologie. Per esperienza personale sul territorio andino e amazzonico, gli indigeni presenti non comprendono nemmeno questi significati: il rispetto per gli animali in generale, anche se poi sono costretti a ucciderli per cibarsi o difendersi, è notevolissimo anzi, facendo parte della loro vita di tutti i giorni, ne comprendono l’assoluta complementarietà con l’uomo nel ciclo della nascita/vita e morte di tutti gli esseri. E questo vuol dire che l’uomo non potrebbe vivere nel suo habitat, senza di essi. Io stesso ho sentito parole di apprezzamento da parte di indios amazzonici (Machigenga in questo caso) per i giaguari, che pur essendo bellissimi animali (li ho visti a pochi metri di distanza) possono essere ovviamente molto pericolosi (soprattutto di notte).

Il giaguaro o il puma è il simbolo terrestre per eccellenza, dove le qualità della vita sulla terra vengono espresse nella forma più evidente: astuzia, forza, intelligenza, coraggio. Vista dall’alto la stessa forma della città di Cusco, capitale degli Incas, ricorda un Puma.

L’Aquila/Condor rappresenta quello che ci sovrasta, il nostro destino, il contatto con il Cielo e con gli Dei, una rappresentazione del futuro e dei presagi, secondo l’interpretazione degli sciamani andini.

Il serpente/piumato o meno/ Anaconda (Amaru) è più legato ai cicli di nascita generazione/vita e morte: una classica rappresentazione (visibile in molti casi scolpite sulle rocce e sulle pietre dei vecchi palazzi Incas presenti a Cusco) vede un grande serpente entrare in uno specchio d’acqua o in prossimità di essa… Risulta evidente il concetto di fecondazione (spermatozoo e ovulo), di nascita della vita da un luogo nascosto (il ventre materno) e protettivo (lo specchio d’acqua, il lago ecc. ). Proprio dei falli di pietra pre-incaici, di grandi dimensioni, riconducibili al serpente, sono presenti in gran numero nella cittadina di Puno, sul lago Titikaka. Ecco un altro esempio di “positività” dell’animale serpente, per noi totalmente temuto (vedi il richiamo biblico) mentre qui viene inserito nella normalità dei cicli di vita/morte/rinascita.

Anche il “Sapo” (Rospo) ha una notevole importanza nel mondo andino, riconducibile ai concetti di fortuna e valore.

Ricordo, non certo per vanto, ma perché ritengo il luogo molto importante, che nel 1998 sono stato il primo italiano a raggiungere l’altopiano di Marcahuasi (120 km a Est di Lima, sulle Ande Centrali , 4.000 mt/alt.), dove sono presenti forme molto grandi di volti umani o di animali abbozzate sulle rocce da una civiltà pre-incaica sconosciuta e molto antica. La cosa interessante è la presenza di forme animali che ricordano il Leone africano e l’Ippopotamo, a dimostrazione di antichi collegamenti presenti tra le culture antidiluviane dell’America e dell’Africa…

Infine, non dimentichiamo l’utilizzo delle ombre create dalla luce solare che, passando tra pietre appositamente modificate, danno immagini che ricordano appunto il Puma, il Serpente e il Condor. Prossimamente uscirà un altro mio articolo, oltre a quello accennato sopra (su Nexus o Punto Zero), dove cito il fatto di aver camminato su un’enorme testa di Anaconda in pietra e terra che si trova presso Kenko, un centro pre-incaico, per me antichissimo, vicino a Cusco.

Passiamo ora ad alcuni simboli ancestrali che si trovano in Centro e in Sud America, tra questi:

la Croce;

la Svastica;

la Spirale;

il Labirinto.

La spirale e il labirinto son simboli abbastanza simili, anche se la spirale è molto più presente del secondo, tant’è vero che ormai è diventato uno dei simboli del Perù anche a livello mediatico/divulgativo. Chiaramente presente nelle più antiche culture del mondo, non poteva mancare sia in Amazzonia che sulle Ande. Come ho già detto, anche al sottoscritto è capitato (lo scorso anno) di trovare simboli spiraliformi in terrazze di pietra astronomiche pre-incaiche, rivolte al sorgere del Sole, verso Est.

Reticoli/labirinti sono presenti, se la memoria non mi inganna, a Tiahuanaco in Bolivia e a Cusco in Perù, ma sicuramente anche in altri posti e sicuramente nei tessuti andini (mi ricordo una bellissima visita al museo dei tessuti andini a La Paz, la capitale boliviana). Il fatto è che comunque la spirale è un classico simbolo “aperto” e quindi cosmico/universale, mentre il reticolo fa sempre capo al mondo terreno e alle sue difficoltà. Parlo chiaramente in generale: la disposizione a reticolo per esempio delle coltivazioni andine (in Bolivia) o spiraliformi (in Perù, come luogo di studio/analisi dei vari semi in altitudine) da subito un’idea del collegamento lavoro/terra, e il cosmo come sua prospettiva celeste.

La svastica, simbolo tra i più antichi presenti in varie parti del mondo, è presente anche in Sud America, dipinto sulle brocche, tessuto nei tappeti, in pietra. Non possiamo certo dimenticare i ritrovamenti (reali) di William Niven in Messico con la sua pietra/svastica dei “Quattro Sacri”, o dipinti di svastiche sui vasi nelle culture del Perù Centrale (Paracas)

Per quanto riguarda il simbolo della Croce (ormai arcinoto il fatto di essere un simbolo antichissimo, precedente di millenni il Cristianesimo), ovviamente, non possiamo infine dimenticare il fatto che lo stesso impero degli Incas era stato suddiviso geograficamente su base quadrata, a croce (Nord/Sud/Est/Ovest):

il famoso Tawaintisuyu ( i quattro paesi del Sole), divisi in:

Chinchaisuyu (Nord);

Antisuyu (Est);

Kollasuyu (Sud);

Kontisuyu (Ovest).

Infine, Posnansky, Kiss, Müller, Homet e De Mahieu (per citare alcuni tra i più noti ricercatori degli Anni Trenta/Quaranta) subito si espressero sostenendo quante volte avessero trovato simboli che ricordavano la Croce (nei suoi vari aspetti) nei più svariati luoghi del Sud America. E sopra tutto splende il Sole (Inti), simbolo unico, divino e inimitabile per noi, che in tutto il mondo siamo i suoi figli.

 

 

Bibliografia:

Marcel Homet, Alla ricerca degli Dei solari, Longanesi, 1976;

Zecharia Sitchin, Gli Dei dalle lacrime d’Oro, Piemme, 2000;

Federico Gonzales, I Simboli precolombiani, Mediterranee 1993;

Sofia Venturoli, Le religioni dell’antico Perù, Carocci 2006;

Guillermo Lange Loma, El mensaje secreto de los simbolos de Tiahuanaco, Kipus (Bolivia) 2007;

James Chaski, El despertar del Puma, Emprenta Bartolomé de Las Casas, Cusco 1999;

Marco Zagni, L’Impero Amazzonico, Mir 2002.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.