Giappone a Milano (eventi, mostre e altro degno di attenzione)

Reading Class

In occasione dell’anniversario dei 150 anni dalla firma del primo Trattato di Amicizia e di Commercio tra il Giappone e l’Italia – che diede fra l’altro inizio ai rapporti diplomatici tra i due Paesi – al Palazzo Reale di Milano, fino al 29 gennaio 2017, saranno esposte 200 opere della scuola del ‘mondo fluttuante’ (quindi Hokusai, Hiroshige e Utamaro rappresentanti di rilievo del movimento artistico) questa tecnica sviluppatasi tra il XVII e il XX Secolo, rappresentava soprattutto la cultura delle classi meno agiate: attori, lottatori, cortigiane. I temi degli artisti del “Mondo Fluttuante” sono gli uomini e gli animali, i volti delle donne, le leggende e la storia, le solennità mondane e i mestieri, il mondo dei sogni e i paesaggi: il mare, la montagna, la foresta, il temporale, le tiepide piogge delle primavere solitarie, il vento agli angoli delle strade, la tramontana sull’aperta campagna.

La mostra si snoda attraverso 5 sezioni – Paesaggi e luoghi celebri: Hokusai e Hiroshige; Tradizione letteraria e vedute celebri: Hokusai; Rivali di “natura”: Hokusai e Hiroshige; Utamaro: bellezza e sensualità; I Manga: Hokusai insegna – mettendo in luce il mercato dell’immagine dell’epoca, che richiedeva di trattare soggetti precisi, luoghi e volti ben noti al pubblico, temi e personaggi alla moda. A mio parere per certi aspetti è paragonabile alla pop art occidentale.

Il genere denominato ukiyo-e, “pittura del mondo fluttuante”, si sviluppò in Giappone all’inizio del XVII secolo, quasi contemporaneamente all’unificazione del paese avvenuta sotto l’egida degli shougun Tokugawa.

D’altronde, esso si può dire che sia il frutto artistico di quei cambiamenti sociali ed economici che caratterizzarono la storia nipponica tra il 1603 e il 1868, anzi le due cose sono più che conseguenza l’una dell’altra. Nato come pittura vera e propria, l’ukiyo-e ben presto scoprì le potenzialità di diffusione che un mezzo come la stampa poteva offrire.

Gli artisti che fino a quel momento avevano prodotto opere singole si prestarono al servizio dell’editoria, eseguendo principalmente disegni per l’illustrazione di libri di lettura. Rispetto alla pittura, questi nuovi incarichi prevedevano che l’artista entrasse a far parte d’una squadra di lavoro, composta dal letterato, dall’editore e dall’incisore: i temi erano scelti tra quelli che maggiormente piacevano al pubblico che acquistava le pubblicazioni.

Di conseguenza, oltre alla letteratura popolare, entrarono ben presto a far parte del repertorio dei maestri dell’ukiyo-e soggetti come le bellezze femminili e i ritratti di attori kabuki, personaggi che nello spettatore scatenavano diverse sensazioni, alcune molto terrene in ricordo dei momenti trascorsi in una casa di prostituzione o in un teatro per esempio dello Yoshiwawa, “il quartiere dei divertimenti” di Tokyo.

Tra gli artisti che maggiormente si misero in luce in questa prima fase della storia dell’ukiyo-e, seguaci dell’opera del precursore Iwasa Matabei (1578-1650) autore di solo pitture di genere, si possono citare, Hishikawa Moronobu (morto nel 1694), ritenuto il fondatore del genere, e i suoi allievi, mentre di poco posteriori sono le opere di Okumura Masanobu (1686-1764), Kaigetsudou Ando (attivo tra il 1704 e il 1736), specializzato nei ritratti di bellezze femminili, Nishikawa Sukenobu (1671-1751) di Kyoto con i suoi libri illustrati, e Kiyonobu Torii (1664-1729), quest’ultimo ideatore delle stampe dedicate a un singolo attore e capostipite di una fortunata scuola di artisti attiva almeno fino all’inizio del XIX secolo con il celebre Kiyonaga Torii (1752-1815).

Tra sperimentazioni tecniche e un esponenziale incremento nel successo di vendite sia dei fogli sciolti sia dei libri illustrati che lo portò a essere considerato come il genere popolare per eccellenza, intorno alla metà del Settecento l’ukiyo-e troverà un altro personaggio di livello assoluto quale Suzuki Harunobu (1725?-1770), celebre non solo per aver introdotto intorno al 1765 per primo la stampa policroma (nishiki, “a broccato”), ma anche per l’atmosfera languida, quasi onirica, delle sue creazioni che influenzarono varie generazioni di artisti a seguire.

Il suo successore più famoso, considerato un maestro al pari di Hokusai, anche in Europa fin dal tardo Ottocento, immortalato da Edmond de Goncourt in una sua monografia del 1891 quale “pittore delle case verdi”, è sicuramente Kitagawa Utamaru (1754?-1806): le sue bellezze, dotate di una fatale carica erotica, sono anch’esse un’icona universale dell’arte giapponese.

Parte della sua fama deve attribuirsi anche all’abilità del suo primo editore Tsutaya Juusaburou (1750-1797), il quale fu capace anche di creare un altro mito dell’ukiyo-e, quel Toushuusai Sharaku che rimane tuttora un mistero dell’arte giapponese: attivo solo per dieci mesi tra il 1794 e il 1795, della sua vita precedente e di quella futura non se ne sa nulla; rimangono solo circa centocinquanta fogli singoli, ritratti di attori kabuki, da considerarsi dei capolavori assoluti per la straripante potenza espressiva dei volti e l’intensa carica emotiva delle posture.

Restano da citare gli esponenti della scuola Utagawa fondata da Toyoharu (1735-1814), tra cui Toyokuni (1769-1815), Kunisada (1786-1864) e Kuniyoshi (1797-1861), tutti talenti grafici che si cimentarono con i vari temi più tipici dell’ukiyo-e (bellezze femminili, attori di teatro, lottatori di sumou, personaggi storici e leggendari della tradizione sia giapponese che cinese); infine Utagawa Hiroshige (1797-1858), la cui opera è stata spesso confrontata con quella di Hokusai, soprattutto per gli stupefacenti risultati conseguiti da entrambi nel tema del paesaggio, sebbene affrontati con spirito e piglio completamente diversi.

In questo contesto di grandi nomi e innumerevoli capolavori si inserisce il genio di Hokusai. Rispetto a questi suoi “colleghi”, con i quali condivideva sia l’ambiente sociale di lavoro, sia pubblico e finanche la medesima formazione tradizionale, il maestro “pazzo per la pittura” riuscì ad innalzare al di sopra dei generi e delle mode, creando un mondo tutto proprio, fantastico ed emozionante, vivo, come egli stesso scrisse una volta.

 

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.