“CARNERA”. Intervista a Giovanni “Leo” Leonardi

Posted on febbraio 10, 2017, 5:17 pm
10 mins

Carnera, progetto multimediale di Elettromeccanica Italica, nasce nel cuore dell’Emilia tra Modena e Reggio nel 2014 dall’incontro tra Giovanni Leo Leonardi dei Siegfried e Simone Poletti di Dinamo Innesco Rivoluzione.

Un progetto di situazionismo dinamitardo mi verrebbe da dire; il vostro è stato un incontro all’ombra delle spade come direbbe il baffone di Rocken?

  • Non avresti potuto scegliere un’ espressione più felice, il nostro è un sodalizio ventennale, ci spalleggiamo l’un l’altro facendo nostre le rispettive visioni.
    Abbiamo cementato il nostro patto sulla strada, lo dico senza alcuna retorica, affrontando i problemi e le avventure di una qualsiasi banda di ragazzi ribelli.
    Carnera è soltanto uno dei progetti in cui abbiamo creduto e sul quale abbiamo investito tempo ed energia, pensa che da poco abbiamo concorso alla creazione di una casa editrice indipendente, I libri da bruciare, una missione suicida economicamente parlando, ma a noi piace imbarcarci sul drakkar del destino, confidando che la sorte sorrida sempre ai più arditi.

Ascoltandovi, a partire dal vostro fulminante debutto del luglio 2015 intitolato “Strategia della tensione”, si viene catapultati in un mondo sonoro stordente e a tratti disturbante dove l’industrial si accompagna a certo pop dalle tinte oscure e altro ancora.
A partire da quelli che sono i punti di riferimento imprescindibili della vostra musica vuoi spiegarci quale è il senso più profondo di questo approccio multiverso?

  • Certo la matrice è abbastanza riconoscibile, il nostro territorio è principalmente post industriale, un contenitore piuttosto ampio dove si potrebbe far confluire una marea di realtà anche molto differenti tra loro. Pensa soltanto alla triade generatasi dallo scioglimento dei Throbbing Gristle: Coil, Psychic TV e Chris and Cosey sono tutti progetti dotati di personalità peculiari, ma che furono originati dalla medesima esperienza seminale, quello fu l’inizio di tutto, una rivoluzione che ebbe meno risonanza del Punk, ma altrettanto importante in termini di influenza globale sulla storia della musica.
    Elementi “pop” fanno certamente parte del mio approccio alla composizione, non me ne vergogno affatto, anzi mi diverte molto giocare con un certo tipo di archetipi mescolandoli alla natura più sperimentale del progetto. Ti dirò di più, credo che la cultura popolare, così come la politica, il cinema e la letteratura siano le vere fonti d’ispirazione dei Carnera.

 

Se Carnera è approccio multiverso Carnera è progetto in mutamento e il mutamento lo si avverte fin da subito: dopo qualche tempo dalla nascita fanno il loro ingresso in formazione Yvan e Monica Battaglia che allargano ancora di più lo spettro degli interessi e della produzione.
Che tipo di contributo hanno portato e ancora portano all’interno di Carnera?

  • Tutto è in divenire, guai se così non fosse, come giustamente fai notare il nostro è un approccio liquido, che tende ad una dimensione multimediale, pertanto mi sembrava più che naturale non ragionare in termini personali, ma allargare lo spettro di possibilità. L’idea è quella di costituire un vero e proprio collettivo artistico militante.
    Con Yvan e Monica esisteva già un rapporto di amicizia e stima reciproca, con Siegfried avevo avuto il piacere di affidarmi alle competenze di studio di Yvan per finalizzare i nostri lavori, e così gli affidai anche il mastering di Strategia della Tensione. Yvan è un ingegnere del suono eccezionale e bilancia perfettamente il mio approccio più istintivo alla materia, Monica è dotata di un grande occhio fotografico e di uno spiccato senso estetico, il suo apporto sul fronte visivo delle operazioni è importantissimo.

Carnera è bellezza; la limpida bellezza di uno schiaffo dato col sorriso sulle labbra hai avuto modo di dirmi.
In un tempo come il nostro, vomitante orrore, quale è il ruolo della bellezza secondo te?

  • La bellezza e l’orrore sono nati insieme. Quando l’uomo brancola la morte, sente inevitabile il doversi vincolare a qualcosa di più alto, di trascendente.
    Superando le sue volgarità, le sue bassezze, cerca così di guadagnarsi l’immortalità. Così vanno a braccetto la poesia e la guerra, l’arte e la violenza, come nell’lliade, nel ciclo del Graal e in tutte le antiche saghe indoeuropee.
    Forse è proprio nel sangue che risiede il segreto della bellezza, se ci pensi, man mano che avanza l’età oscura, risulta sempre più difficile riconoscere il valore di un atto eroico, di una bella morte, di una poesia armata.

Brucia nel fondo del vostro disco una energia destabilizzante, una marzialità crepuscolare che non intona il canto balbettante della facile alternatività superficiale, ma con virile lucidità osserva un mondo in disfacimento.
È questo il futuro che intercettate?

  • Ti ringrazio per queste parole, sono molto orgoglioso dei feedback che il nostro lavoro sta raccogliendo, non è certo alle folle ondeggianti sotto il palco che aspiriamo, ma proprio al dialogo che si viene a creare con anime e cervelli simili. Un operazione fatta non solo di dischi e magliette, di video e recensioni, ma di blitzkrieg controculturali situazionisti.
    Quindi ti risponderò con un passaggio del nostro manifesto programmatico:

Carnera propone colonne sonore per il Kali Yuga.
Carnera è autarchia, neosituazionismo post-industriale.
Carnera rivendica l’eredità della propria stirpe, celebrando la bellezza di un Occidente ormai al crepuscolo.

 

Non posso esimermi dal rilevare i riferimenti letterari alti e altri che a vario titolo si registrano nella vostra produzione: penso alla figura di Ezra Pound, l’alchemico della parola come ebbe a dire lo studioso Timothy Materer, che fa capolino in “A lume spento”; penso al martellante “Inverno del nostro scontento” dal Riccardo III; penso al Carmelo Bene di “Un Amleto di meno” che ascoltiamo in “Ophelia” da Laforgue-Shakespeare.
Autori mondo, autori multiverso dove l’intreccio linguistico di Ezra Pound si fa pluralità di voci in Shakespeare che si fa a sua volta situazionismo esplosivo in Carmelo Bene.
Il contenuto, a mio avviso, si fa forma e la forma si fa contenuto: è così anche per te?

  • Pound, Bene e aggiungerei Pasolini, sono veri baluardi del pensiero eretico del ‘900, intellettuali liberi come non ne abbiamo più da un pezzo, non conformi allo zeitgeist dominante. Oggi assistiamo all’ennesimo tentativo di disinnescare la loro carica eversiva, di normalizzare ciò che non si può piegare all’ interesse comune, che in definitiva non è altro se non quello di trasformarci in una massa informe di consumatori globali.
    Come dicevo, la letteratura e la filosofia sono tra le principali fonti ispirative di Carnera, quale migliore interprete di W.Shakespeare per celebrare la bellezza dell’Occidente? Io lo adoro fin da ragazzo, anche al cinema con Zeffirelli e Polansky, mi ci perdevo, quindi abbiamo disegnato affreschi che riaffioravano nella memoria.
    Inoltre amiamo immergerci nelle trame nere della storia moderna d’Italia, citando con veri e propri cut up gli autori e le fonti che colpiscono il nostro immaginario.

 

Per chiudere uno sguardo al futuro: cosa ci riserverà Carnera?

  • Mentre scrivo sono ormai in fase avanzata i lavori di mixing e mastering del secondo album, con tutta probabilità sarà battezzato La Notte della Repubblica, e avremo l’onore di presentarlo al XIII Congresso Post Industriale, storico appuntamento con i suoni estremi dell’etichetta Old Europa Cafè. A fine Aprile saliremo sul palco insieme a Teatro Satanico, Arwen e una leggenda come Boyd Rice-NON, uno degli ultimi eroi di una generazione di terroristi sonici.
    Inoltre a breve uscirà. Sempre per OEC il mio debutto solista, una tiratura limitatissima a mia firma di un opera di cui vado orgoglioso. The Alchemist Organizer.
    Certamente continueremo con i nostri blitz in rete e sentirete ancora parlare della Montagna che cammina lenta.
    Grazie per l’interesse e per la bella chiacchierata Davide.

Giovanni “Leo” Leonardi

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