Andy Capp, un fannullone divertente

Posted on gennaio 11, 2017, 4:17 pm
6 mins

Un esempio interessante di come il medium fumetto sia in grado di comunicare e far accettare, in larga parte del mondo, storie caratterizzate da avventure e personaggi tipici di un Paese specifico, potrebbe essere pienamente rappresentato dalle strisce di Andy Capp, piccolo e buffo personaggio ideato e disegnato dal maestro Reginald Smythe.

L’autore, nato nel 1917 a Hartlepool, una cittadina dell’Inghilterra del nord, si è infatti ispirato a situazioni tipiche del suo luogo, per riuscire a creare un personaggio che assomigliasse ai pregiudizi che spesso riguardano lo stile di vita degli anglosassoni; anche se poi il successo di Andy è stato talmente costante e progressivo nel tempo, che la connotazione britannica non gli ha impedito di diffondersi in tutto il mondo.
Le storie disegnate da Smythe hanno preso luce il 5 agosto 1957 in una vignetta per il Daily Mirror, edizione del nord, e il 14 aprile dell’anno seguente sono approdate all’edizione nazionale del quotidiano inglese. In Italia, Andy Capp viene pubblicato per anni, ininterrottamente, dalla Settimana enigmistica nella sezione titolata Le avventure di Carlo e Alice e assume la dignità di striscia d’autore apparendo come personaggio principale della rivista Eureka dal novembre 1967.
Il buffo tizio di bassa statura, con un basco a quadri sulla testa – che scende fino a coprirgli gli occhi – la sigaretta perennemente attaccata alla bocca e pendente da un labbro, con indosso una blusa scura, camicia e cravattino, vive quotidianamente le sue storie condividendole, suo malgrado, con la moglie Florrie – Alice nella versione italiana – che si occupa al suo posto di portare avanti l’economia e le faccende di casa. In cosa è impegnato allora Andy durante tutto il giorno? In nulla! Il perché del suo successo è infatti da rintracciare nello stile di vita che mette in pratica ogni giorno: bere una quantità spropositata di birra, essere un tifoso sfegatato e un giocatore scorretto di football, scommettere alle corse dei cavalli e finire sempre per essere coinvolto in qualche rissa. Il tutto senza avere mai un soldo in tasca, anzi, Andy cerca sempre di rubare la borsetta di sua moglie, ha creditori sparsi per l’intera città, ma il lavoro è l’ultimo dei suoi pensieri.
Andy Capp è un personaggio che incarna perfettamente lo stereotipo del fannullone, mantenuto dalla moglie, che ozia in compagnia dei suoi amici, avendo assunto come seconda casa il pub, dove tra risse, cameriere e partite di biliardo, finisce spesso per essere buttato fuori dal proprietario, perché troppo ubriaco. Si potrebbe, però, provare a cercare anche un altro tipo di filosofia che anima la vita del personaggio, considerandolo non solo come un mero buono a nulla, ma come qualcuno che vive la propria vita facendo solo ciò che più gli piace fare, senza seguire i dettami predeterminati della società.
Il mondo di Capp rappresenta così un vero esempio di satira sociale, graffiante e irriverente, dove l’autore, utilizzando semplici e pochissime ambientazioni, ha avuto l’abilità di giocare con il suo protagonista, che si altalena in storie ricorrenti, sempre in compagnia degli stessi personaggi, vivendo con essi in un equilibrio fatto di umorismo e coinvolgimento.
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…di professione “fancazzista”

Icona tipicamente britannica per humor ma nello stesso tempo universale – tanto da essere stato paragonato ai Beatles e ai Rolling Stones e persino, lui così insofferente a ogni dovere, al cambio della guardia di Buckingham Palace – Andy è un ambasciatore alquanto irregolare del made in England: esperto solo in scommesse, corse dei cani, biliardo, lancio delle freccette e piccioni viaggiatori, ama soprattutto starsene a poltrire sull’amato divano offrendo le spalle ai milioni di lettori che fanno di lui uno dei miti più popolari del secolo. Senza esagerazione. Basta scorrere i numeri: dal lontanissimo esordio – nell’agosto del 1957 sull’edizione locale (nord) del Daily Mirror (pochi mesi di “gavetta” per poi essere lanciato, il 14 aprile dell’anno successivo, su quella nazionale) – le strisce di Andy e Flo (Carlo e Alice nella versione italiana, dal 1960 ospitata da La settimana enigmistica) sono state pubblicate su 1.700 giornali in 48 paesi. Un successo internazionale: nel 1963 la coppia sbarca negli States – sul Chicago Sun Tribune – e, per tornare a noi, dal 1967 anche sulla prestigiosa rivista Eureka della editoriale Corno diretta da Luciano Secchi-Max Bunker, a cui hanno fatto seguito le raccolte nei caratteristici brossurati dall’elegante formato, i Comics Box.
Una cosa è certa, Andy Capp ha rappresentato l’altro ’68, quello anglosassone: niente dialettica, nessuna velleità ideologica di stampo marxista, neanche una briciola di luoghi comuni. Bandita ogni retorica. Non c’è in lui rabbia né frustrazione. La lotta di classe non lo sfiora. Della società se ne frega e ne è ricambiato con reciproca soddisfazione.

Ivo Germano, sociologo dell’immaginario, lo descrive così: “Di professione “fancazzista”, scettico per vocazione, Andy Capp insegna come a zero ore lavorative corrispondano miliardi di secondi di buona vita. Come illustra un vecchio albo del 1968, il cui titolo recita “Andy Capp il disoccupato più felice al mondo”, Andy fugge il lavoro piuttosto che cercarlo.”

(Articolo tratto dalla rete).

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