L’Amazzonia, seconda Atlantide

Alla riscoperta dell'Amazzonia
Posted on ottobre 26, 2016, 2:32 pm
10 mins

Tra riviste e trasmissioni televisive di successo, l’archeologia quale finestra sul mito suscita un interessa di massa, ma, all’interno di questo variegato e affascinante ambito di studi vi è un settore minoritario che non è molto ben visto: l’archeologia di frontiera o del mistero. Un italiano è tra gli studiosi più noti: Marco Zagni, che abbiamo incontrato (virtualmente) per sottoporgli alcune domande. Prima di tutto, lo ringrazio anche a nome dei collaboratori di “Reading Class” per averci dedicato un po’ del suo prezioso tempo per risponderci.
Dopo aver letto alcuni dei suoi testi, una conversazione, anche se contrassegnata dai limiti della mia conoscenza dell’argomento, volevo farla da tempo, e il desiderio cresceva ogni volta che tra le mie mani passava qualcuno degli introvabili libri sull’esplorazione dell’Amazzonia. A modo mio, sono anche io un esploratore anche se della carta stampata, quindi i miei ritrovamenti erano sicuramente più frequenti di quelli archeologici, e ad ogni libro trovato e letto si accorciava la distanza tra me e Zagni, fino alla decisione di rintracciarlo … e farmi avanti…
Credo che la sua conoscenza affiancata dalla ricerca sul campo, ne faccia uno degli archeologi di frontiera più interessante dei nostri tempi.

Lei è entrato nel mondo editoriale a gamba tesa, cioè con due argomenti non molto graditi dai media: le spedizioni archeologiche dei nazisti in Sud America e l’Amazzonia preistorica, anzi, per usare il termine che Lei ha utilizzato nel corso della nostra prima conversazione, “prediluviana”. Due argomenti in fondo correlati, una ricerca delle origini in una preistoria lontanissima. Secondo le su scoperte a quale epoca risalirebbe la civiltà che ha abitato l’Amazzonia precedentemente alle civiltà a noi più note (quelle andine)? Ho l’impressione che siamo ancora agli inizi di questa avventura storica archeologica, sbaglio?

Le più antiche culture sudamericane provenivano dalla foresta amazzonica e non dalle Ande

Avevo 8 anni quando iniziai a studiare l’archeologia precolombiana e le storie dei più famosi esploratori e a coltivare la passione dei viaggi di esplorazione in Amazzonia e sulle Ande. Avevo un parente, Mario Ghiringhelli, deceduto in viaggio nel 1993, che ogni Natale veniva a casa nostra a raccontarmi i suoi viaggi in giro per il mondo…Ne rimasi così impressionato che cominciai a seguirlo nei suoi allenamenti e nelle sue avventure. La mia prima spedizione in Amazzonia fu nel 1984. Allora entrai in contatto con l’Imprenditore Giancarlo Ligabue, appassionato esploratore e viaggiatore, che mi regalò uno dei libri più importanti sulle culture pre-incaiche (Antysuyu, ultimo sogno Inca). Fu lui a indirizzarmi verso la teoria, ormai diventata realtà, che sosteneva che le più antiche culture sudamericane provenivano dalla foresta amazzonica e non dalle Ande. Millenni or sono ci si trovava in un contesto idrogeologico del tutto diverso. Inoltre vi erano stati diversi ritrovamenti di ceramiche (dottoressa Anna Roosevelt), antiche sino a 8-10000 anni fa, proprio lungo i fiumi amazzonici del Brasile. Influenzato poi dalle idee del Colonnello Percy Fawcett (1867-1925), personalmente ho sempre pensato che il Sud America aveva fatto parte un tempo delle colonie di Atlantide…

Chi sono gli alfieri di questa immensa opera, cito i nomi che conosco: Fawcett, Homet, per lei forse Kolosimo, sicuramente alcuni ingegneri esploratori tedeschi o austriaci degli anni 30/40? Potrebbe sintetizzare per i nostri lettori la sua teoria?

Molte delle ipotesi archeologiche oggi chiamate di “frontiera”, provenivano per gran parte da seri studi che intellettuali ed esploratori tedeschi avevano intrapreso in giro per il mondo in quel periodo

In effetti alla fine degli anni Sessanta per un bambino come me, appassionato di sapere, era difficile sfuggire ai libri di Peter Kolosimo o di Marcel Homet… personaggi eccezionali che oggi non è più possibile trovare. L’interesse per il modellismo militare poi, mi spinse a studiare nei primissimi anni Ottanta la storia del ‘900 e le cause e lo svolgimento delle guerre mondiali, in particolare la seconda e ovviamente la nazione “cattiva” per eccellenza, cioè la Germania e il nazionalsocialismo. Facendo degli studi comparativi con l’altra mia passione archeologica, mi resi ben presto conto che molte delle ipotesi archeologiche oggi chiamate di “frontiera”, provenivano per gran parte da seri studi che intellettuali ed esploratori tedeschi avevano intrapreso in giro per il mondo in quel periodo. Da qui all’interesse per l’Organizzazione più eccentrica e misteriosa del nazismo, la Ahnenerbe, il passo fu molto breve. Edmund Kiss, l’archeastronomo Rolf Mueller, Posnansky e diversi altri, con i loro studi e ricerche ed esplorazioni, occuparono molto del mio tempo di ricerca. La civiltà di Tiahuanaco in Bolivia, per esempio, è ancora un mistero assoluto e il sottoscritto, essendosi recato là già due volte, può dire con certezza che ci troviamo di fronte a qualcosa di incredibile, che non abbiamo ancora per nulla compreso. Il mondo accademico teme assolutamente quello che potrebbe saltare fuori da quel posto, per questo che gli scavi non progrediscono. Di questo sono assolutamente sicuro. La ritengo, come la chiamava Edmund Kiss, esploratore dell’Ahnenerbe , “L’Atlantide del Sud America”.

È difficile reperire fondi per organizzare spedizioni in quella parte del mondo? Una curiosità, le tribù indigene costituiscono un pericolo? E il clima? E la fauna? Diciamolo, anche solo per incuriosire i lettori, l’Amazzonia come seconda Atlantide; anzi non lo dica, lasciamo che il dubbio si insinui in chi è già colpito dal fascino di questo mistero e quindi intraprenda poi uno studio personale e un approfondimento di letture. La cosa più bella che ha avuto modo di osservare nella foresta amazzonica? E quella più strana?

Macchu Picchu, conosciuta da più di un secolo e visitata oggi da un paio di milioni di turisti l’anno, è stata scavata solo per il 50 per cento…pertanto…

Ormai mi sono fatto una certa esperienza in questo campo… Sì, reperire fondi per spedizioni nella foresta amazzonica è molto difficile: i risultati sono di incerta prevedibilità…le zone sono impervie, ci sono ancora molte zone sconosciute con indigeni ostili, e non é affatto sicuro che alcune di esse si possano poi raggiungere effettivamente, quindi figuriamoci le ricerche…E’ difficile spiegare questo a chi non ci è mai stato, ma le cose stanno così. Pertanto le aziende molto difficilmente sono disposte a spendere soldi senza avere un “ritorno” certo…ma tutto il Sud America, dal punto di vista amazzonico e andino è ancora una “seconda atlantide”, rispetto ad altri continenti le ricerche archeologiche, proprio per la loro complessità, sono indietro di un secolo, un secolo e mezzo…Quindi si potrebbe ancora trovare chissà quanto. Faccio solo un esempio: Macchu Picchu, conosciuta da più di un secolo e visitata oggi da un paio di milioni di turisti l’anno, è stata scavata solo per il 50 per cento…pertanto…
Tutta la foresta amazzonica è meravigliosa, soprattutto per gli animali, come i giaguari per esempio, o alcune specie di uccelli, non so, i tucani, i pappagalli, che ho avuto modo di osservare, anche se per breve tempo. Per quanto riguarda le “stranezze”, se ne sono verificate tante, anche misteriose: strane luci, strani suoni, tutto si ingigantisce di questi fattori nella notte…Dal punto di vista naturalistico, per esempio, è impressionante assistere al volo di coleotteri fosforescenti notturni, o assistere, come mi è successo, al balzo di “pesci volanti” fluviali, che non pensavo neppure che esistessero…

Un libro imprescindibile sull’argomento?

Per i libri, dal punto di vista dell’avventura, imprescindibile quello di Percy Fawcett “Operazione Fawcett”, ma è introvabile in italiano, io l’ho letto in francese…oppure “I fiumi scendevano a Oriente”, di Clark. Questo si trova. Beh, se proprio vogliamo, anche il mio “L’Impero Amazzonico” non è male, però ormai anche questo è introvabile, mi han detto.

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